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Riciclare le macerie per una città sostenibile

22 February 2010 2,109 Views 4 Comments

di Antonello Ciccozzi – docente di antropologia culturale presso l’Università degli Studi dell’Aquila.

Scrivo in tutta fretta, ma si tratta di un tema cruciale. Se la qualità del futuro dell’Aquila dipende da molte variabili, la differenza dei nostri destini dipenderà da come saremo in grado di comprendere queste variabili, ossia di selezionarle in base alle priorità e di interpretarle in base alle possibilità di azione.

La variabile al momento più problematica ha il nome di MACERIE, e rimanda all’opposizone tra SMALTIMENTO e RICICLAGGIO, ossia al bivio tra uno scenario di SOSTENIBILITA’ e uno di CONSUMO.

Personalmente credo che si debba con forza respingere qualsiasi prospettiva di smaltimento, per avviarsi verso un’economia della sostenibilità che preveda il trattamento delle macerie in forma di riciclaggio, e in modo da insediare nell’area aquilana uno stabilimento industriale adibito a tale produzione. Questo significa non solo ricavare materiale dal rifiuto, ma trasformare un problema in una risorsa, una spesa in un guadagno, una barriera in una prospettiva, una tragedia in un lavoro. Questo significa per L’Aquila una parola: futuro.

In Italia, nazione attanagliata da un’ideologia della conservazione che spesso risulta eccessiva e rende miopi, la cultura edilizia della demolizione e del riciclaggio dei materiali da costruzione non è ancora stata recepita con dovizia. Occorrerebbe che i politici iniziassero a guardare all’estero per chiamare chi è in possesso delle migliori tecnologie attualmente disponibili su scala planetaria, per pensare a un insediamento industriale che si occupi di questa forma di produzione, per un discorso all’avanguardia che possa essere anche occasione di laboratorio di sviluppo e miglioramento della tecnologia stessa di riciclaggio.

Questo consentirebbe alla città di uscire dal RISCHIO DEL “RATTOPPO” di gran parte del tessuto condominiale, che si profila all’orizzonte anche come antitodo per la carenza di luoghi da usare grettamente come pattumiere per buttare la città crollata. Questo consentirebbe di evitare di finire in mano alla criminalità organizzata, da sempre pronta ad affrontare problemi gestibili solo di nascosto.

In altre nazioni la scelta tra ristrutturazione e abbattimento di un condominio riguarda una scelta costi/benefici che tiene conto delle spese e del valore di mercato in modo lucido e lungimirante. In nazioni come la Germania un condominio può essere demolito anche per lavori che superano appena la reintonacatura. Una ditta spacializzata smonta tutti gli infissi e gli interni, poi il palazzo viene demolito; il mucchio di ferro, cemento e mattoni che ne resta entrano in una fabbrica, ed esce ferro e materiale inerte per l’edilizia. Il tutto richiede mediamente circa una settimana di tempo. Non è possibile che ci dobbiamo ridurre alla ricerca di terreni entro cui seppellire la città. Non è possibile che ci accingiamo a rattoppare centinaia di palazzi infartuati esponendo i nostri posteri a un rischio assurdo.

Ovviamente, per i palazzi del centro storico andrebbe fatto un discorso di selezione qualitativa dei materiali, per i condomini della periferia sarebbe più adatto un approccio quantitativo; ma, tenendo conto di una necessaria differenziazione della tipologia di intervento, in entrambe i casi, ancora, dovrebbe valere l’imperativo ecologico del riciclaggio, concretamente, della ricerca della massimizzazione del materiale riciclabile.

Questo discorso a L’Aquila è stato affrontato solo marginalmente grazie all’interessamento del consigliare Antonello Bernardi; ma ora, nel momento decisivo, è preoccupantemente sparito dal dibattitlo pubblico e istituzionale. Queste righe vogliono sulla vitale imprescindibilità dell’argomento, e un monito per avvertire tutti dei rischi che corriamo.

Ci credo poco, ci credo poco dato il clima che si respira; ma, se L’Aquila vuole ancora provare a diventare d’esempio per il mondo, trasformando la catastrofe in catarsi, la strada della ricostruzione non può che passare per i territori della SOSTENIBILITA’. Solo così potremo diventare un luogo esemplare per il futuro.

Con le parole che scegliamo (ri)costruiamo il mondo intorno a noi, e per comprendere le direzioni auspicabili per il nostro futuro occorre scegliere in senso culturale, prima che economico. La sostenibilità è un concetto culturale che richiede scelte e attivazioni tecniche, ma è necessario costruire prima senso comune intorno a ciò che deve essere percepito come un valore necessario. A mio parere le parole di questi giorni dovrebbero essere: RICICLAGGIO DELLE MACERIE PER UNA RICOSTRUZIONE SOSTENIBILE.

A questo i politici sono chiamati, e in base a questo la storia li peserà riguardo a come seppero affrontare il terremoto dell’Aquila (che è diverso dal terremoto d’Abruzzo).

L’Aquila, 22-2-2010

4 Comments »

  • Nicolo' said:

    Dott. Ciccozzi le sue analisi sono sempre interessanti e a proposito di macerie vorrei segnalarle cosa stanno organizzando su facebook per il 28 febbraio
    http://www.facebook.com/group.php?v=wall&ref=nf&gid=322659326665

    ma forse lo sapeva già!

  • Marietta Hoevel said:

    Il mio ringrazimento sia rivolto ad entrambi: all’autore dell’articolo ed alla redazione ‘collettivo 99′. Anche la scelta della foto, vorrei sottolineare: … altamente apprezzabile.
    .
    PS.
    A questo punto mi ritorna in mente tutta la complessa problematica dell’amianto … disperso anche tra le macerie, e spero tanto, di trovare presto un contributo pubblicato in merito, in maniera altrettanto apprezzabile, su questo sito importante.

    Sito importante non solo per L’Aquila e la sua cultura centenaria, ma sicuramente anche a livello nazionale ed oltre … per una civilta, che ‘ri-cerca’ la convivenza n o n a spese delle generazioni future …

    Grazie,
    Marietta Hoevel

  • Marietta Hoevel said:

    Ho estratto dal documento:
    http://www.6aprile2009.it/wp-content/uploads/2010/03/Legambiente_AbruzzoMacerie.pdf
    trovato su:
    http://www.6aprile2009.it/?p=9828
    i seguenti pezzetti piu significanti
    e commentato l’ultimo dei quattro:

    “una filiera legata al riuso delle macerie può rappresentare un
    piccolo pezzo di economia del territorio.”

    ” A questo scopo, le linee guida per la ricostruzione dovranno
    prevedere strumenti che obblighino e incentivino i Comuni a utilizzare aggregati riciclati per la realizzazione di opere pubbliche,
    a partire dalle infrastrutture.”

    “una decina di impianti dislocati nel territorio della provincia
    potrebbero lavorare in circa due anni tutti gli inerti derivanti dalle
    macerie del terremoto”

    “va data priorità allo smaltimento nel territorio
    della regione Abruzzo”

    Comment: va data p r i o r i t à allo smaltimento nel territorio
    del cosidetto ‘cratere’.

    Osservazione: nel documento di Legambiente_AbruzzoMacerie.pdf
    Legambiente evita di parlare di ‘amianto’ ed altro simile.

  • Marietta Hoevel said:

    ” … And if we can manage our waste, can we manage it with the greatest amount of creativity? ”

    http://www.nytimes.com/1990/06/14/garden/if-it-s-broken-it-might-still-work-as-art.html

    http://blog.greenmuseum.org/blog/
    http://blog.greenmuseum.org/blog/?page_id=174

    What’s a greenmuseum?

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