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La rivolta delle carriole e la falsa coscienza ambientalista

12 March 2010 2,644 Views 5 Comments

di Alberto Bazzucchi, ricercatore Cresa

È facilmente verificabile, come ha osservato Antonello Ciccozzi in un suo recente intervento (1), che il qui ed ora delle macerie abbia natura cogente e si configura come il primo, imprescindibile passo verso una città le cui attività, private e pubbliche, produttive e di servizio, abbiano la prerogativa della sostenibilità. Le macerie rappresentano un pezzo importante del nostro ragionare quotidiano e la reiterata, non violenta, “rivolta delle carriole” sta lì a dimostrarlo senza tema di smentite. Tuttavia, questo vincolo temporaneo allo sviluppo, lo potremmo definire così, che investe profondamente la nostra cultura, si intreccia con altri che hanno natura strutturale e presentano difficoltà probabilmente maggiori per essere rimossi.

Il primo di questi ha a che fare con le caratteristiche demografiche della nostra città. La popolazione aquilana ha un livello di invecchiamento piuttosto elevato. Nel 2008 l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra la popolazione in età maggiore di 64 anni e quella con meno di 15 anni, era pari a 1,6, quello dell’Italia a 1,4. In altri termini, gli ultra 64enni sono circa il 55% in più dei giovani. In Europa solo la Germania batte l’Italia; il valore medio dell’UE a 27 paesi è di 1,1. Vi sono paesi come l’Irlanda in cui la proporzione è rovesciata e per ciascun anziano vi sono due giovani.

Vi è un altro importante vincolo demografico che mette a rischio il tenore di vita complessivo della nostra comunità, misurato dall’indice di ricambio della popolazione potenzialmente attiva. La popolazione aquilana tra 60 e 64 anni è il 27% in più di quella compresa tra 15 e 19 anni (in Italia è in media il 20% in più). In generale, questo dato potrebbe essere interpretato positivamente poiché significa che le persone che si accingono a lasciare l’attività lavorativa per limiti di età sono di più di quelle potenzialmente in entrata. Tuttavia, nella attuale situazione congiunturale e considerati i noti vincoli di bilancio pubblico questo automatismo è tutt’altro che scontato: a valori elevati di questo indice potrebbero corrispondere difficoltà a mantenere costante la nostra capacità lavorativa e di conseguenza la capacità di conservare e/o accrescere il nostro reddito.

La struttura demografica di partenza ha una forte influenza su quello che succederà in futuro, soprattutto in relazione alle politiche che (auspicabilmente) verranno attuate per la sopravvivenza ed il rilancio della città. Gli sforzi compiuti per scuola e università vanno in questa direzione e non sono stati privi di significativi risultati: sono riusciti a trattenere la maggior parte dei giovani in età scolastica e hanno attivato un cospicuo numero di iscrizioni universitarie in vario modo incentivate.

Nel gennaio 2010, 4 anni e mezzo dopo l’uragano Katrina, la quota di residenti a New Orleans receiving mail (letteralmente “riceventi posta”) ha raggiunto il 79% del totale pre-uragano. La più grande città della Louisiana in questi cinque anni si è ripopolata con un mix di vecchi e nuovi residenti, rendendola molto diversa da come era prima del disastro. I latino-americani sono cresciuti di un punto percentuale e mezzo rispetto alla presenza pre-Katrina, gli asiatici di mezzo punto percentuale, e così via. Vi è stata anche una forte iniezione di giovani che ha aiutato l’opera di ricostruzione: il 41% dei proprietari di abitazioni oggi sono singles rispetto al 33% di prima dell’uragano. L’attività di ricostruzione ha parzialmente salvaguardato New Orleans dagli effetti della recessione che ha colpito pesantemente il resto degli Stati Uniti: il tasso di disoccupazione dell’area metropolitana era pari al 6,8% a dicembre 2009 a fronte del 10% medio na-zionale (2).

Il paragone con New Orleans è mal posto? Lo stato della Louisiana pesa sull’economia statunitense quanto l’Abruzzo su quella italiana (circa il 2% in termini di prodotto interno lordo). La città di New Orleans realizza lo 0,4% del Pil statunitense mentre il sistema locale dell’Aquila (3) tocca lo 0,2%. In termini relativi non siamo così diversi.

Mantenere (e magari incrementare) la consistenza e la qualità demografica è una preoccupazione decisiva per il rilancio delle aree colpite da disastri naturali. Per noi lo era, in effetti, anche prima del disastro e adesso è diventata una questione di sopravvivenza. Ma cosa inventarci? Il tema che ricorre con maggior frequenza in chiunque abbia provato a fare un esercizio di previsione sulla città (e sulla sua vita) – quindi tutti – è quello della sostenibilità, che include la sicurezza. La sostenibilità sembra incontrare un buon grado di convergenza anche nel discorso pubblico, almeno in quel minimo che si pratica. Consideriamo anche in questo caso le nostre caratteristiche di partenza con alcuni esempi, relativi al comune dell’Aquila, tratti da statistiche facilmente accessibili:

  • nel 2007 risultano registrate 701 autovetture ogni mille abitanti; la media in Italia è di 621, a Berlino 319, a Madrid 417 (4);
  • l’offerta di trasporto pubblico è superiore alla media nazionale ma la domanda di trasporto pubblico è molto bassa, circa 70 passeggeri annui trasportati dai mezzi di trasporto pubblico per abitante: la media in Italia è 230 (5);
  • il Nucleo ambientale del Servizio di polizia provinciale nel solo 2008 ha rilevato 83 aree oggetto di abbandono di rifiuti e 16 particolarmente nocive lungo le aste dei fiumi (6);
  • a l’Aquila e nei comuni limitrofi la raccolta differenziata è circa il 12% del totale dei rifiuti prodotti (media Italia 26%), il Piano Regionale approvato con L.R. 83/2000 prevedeva una quota del 50% entro dicembre 2009 (7);
  • le zone a traffico limitato sono molto limitate: 0,078 km2 per km2 di superficie co-munale, 0,538 la media italiana (8);
  • l’Aquila dispone di una delle più ampie estensioni di verde urbano per abitante (2.943m2, media Italia 79,6m2, Trento 110 m2) ma manca l’adozione del Piano del verde;
  • nel solo 2008 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila sono stati iscritti 133 reati ambientali, uno ogni tre giorni (9);
  • Legambiente ci colloca all’ultimo posto tra i capoluoghi di regione italiani per le attività contro il rischio idrogeologico (10).

Cosa dedurre da questo quadro? Come metterlo in relazione con il messaggio a preminente contenuto ambientalista della “rivolta delle carriole”? Bisogna ricavarne che per gli aquilani la faccenda della sostenibilità, a partire dai propri comportamenti individuali, sia una “boiata pazzesca” alla maniera di Fantozzi? In effetti, non si può non cogliere l’intrinseca contraddizione tra l’impietoso scenario sopra descritto e la curiosa pretesa di trasformare di punto in bianco la nostra città in una mecca della sostenibilità.

Questa sostanziale indifferenza alle regole del vivere sostenibile è da intendersi come un vincolo ben radicato nella popolazione aquilana (e non solo di questa ovviamente). Dobbiamo dircelo senza infingimenti. Questo significa che ogni tentativo di superamento sarebbe destinato a fallire? Effettivamente, la probabilità che possano nascere delle economie significative da uno sviluppo sostenibile è davvero modesta se prevalesse la convinzione che alla maggior parte dei cittadini questo tipo di questioni provochino più che altro noia e irritazione. Adottando una conclusione nota agli studiosi di economia della cultura (11), si può dire che se le famiglie e le istituzioni aquilane risultano piuttosto fredde di fronte alle buone pratiche ambientali questa non è una prova del fatto che tali pratiche siano una “boiata pazzesca”: è semplicemente la prova del fatto che l’orizzonte di esperienza a noi accessibile è tragicamente limitato. Se fossimo messi nelle condizioni di inserire i nostri comportamenti (e financo le nostre opinioni) in un contesto di esperienza che gli dà valore e significato una nostra maturazione sarebbe possibile e forse anche probabile. Molto potrebbe fare la scuola, ma il discorso con i giovanissimi implicherebbe almeno una generazione e, per quanto irrinunciabile, sarebbe veramente di troppo lungo periodo.

Questo tipo di rotture non si producono per caso né per buona volontà. Realisticamente, per le famiglie e le imprese “essere messi nelle condizioni di …” significa individuare un sistema di premialità per i comportamenti più virtuosi e, per le istituzioni, adottare una politica fiscale in senso ambientale. Per esempio: le risorse previste per la cosiddetta zona franca urbana, sulla cui efficacia si potrebbe discutere a lungo, potrebbero essere utilizzare per una riforma ambientale della fiscalità. Alcuni dei tributi attuali potrebbero essere ristrutturati, sfruttando tutta la discrezionalità regionale, creando uno schema di tipo incentivo/disincentivo, spostando in parte il carico fiscale sulle azioni effettivamente inquinanti oppure sui comportamenti meno sostenibili posti in essere dai cittadini e dalle imprese (es: tassare l’uso anziché la proprietà di un veicolo, premiare fiscalmente la pratica della raccolta differenziata e una minore produzione di rifiuti, premiare fiscalmente le aziende dotate di sistemi di gestione ambientale agendo sull’Irap, e così via).

Anche la politica monetaria potrebbe dare una mano in questo senso. Al posto della sospensione delle tasse si potrebbe immaginare un modello di credito con tassi di interesse particolarmente profittevoli: sarebbe un incentivo per gli investimenti produttivi, per i consumi di beni durevoli, ma anche per i consumi della pubblica amministrazione la quale, spendendo in deficit, beneficerebbe dei bassi tassi. Un esempio: il fondo di 50 milioni di euro istituito dalla Cassa di Risparmio dell’Aquila con finalità di prestito agevolato è stato utilizzato, alla data di febbraio 2010, per oltre 30 milioni di euro (12).

Nel frattempo, come per le specie viventi più evolute, c’è la strada dei comportamenti imitativi. Si potrebbero prendere a modello le migliori pratiche adottate da chi sulla via della sostenibilità ha compiuto già qualche passo prima di noi. Perché non sfruttare, per esempio, la sesta conferenza europea delle Città Sostenibili che si svolgerà a Dunkerque (13) (Francia) dal 19 al 21 maggio prossimi per inviare una delegazione composta da un funzionario comunale ed almeno un membro della ancora fantomatica unità di missione per la ricostruzione?

Sembrerebbe dunque massimamente da condividere l’invito di Silvano Fiocco (14), ex segre-tario generale della Camera di commercio dell’Aquila, a farsi forti di una sufficiente dose di “realismo” su cui fondare ogni idea di ricostruzione. A voler frequentare più a fondo questa nostra realtà la scomposta muraglia delle macerie appare solo il vincolo materiale da rimuovere. L’altro, immateriale ma tutt’altro che immaginario, è la nostra ipocrisia ambientalista.

________________________

(1) A. Ciccozzi, Riciclare le macerie per una città sostenibile, www.collettivo99.org, 22 febbraio 2010.
(2) Greater New Orleans Community Data Center, comunicato del 28 gennaio 2010, www.gnocdc.org.
(3) Il sistema locale del lavoro dell’Aquila, come definito dall’Istat, è una aggregazione di 29 comuni individuata sulla base dei movimenti effettuati per motivi di lavoro dalla popolazione di riferimento.
(4) ACI ed Eurostat.
(5) Istat, Osservatorio ambientale sulle città.
(6) Provincia dell’Aquila, Servizio di polizia provinciale.
(7) Provincia dell’Aquila, Assessorato alle politiche ambientali.
(8) Istat, Osservatorio ambientale sulle città.
(9) Tribunale dell’Aquila.
(10) Rapporto Legambiente, 2009.
(11) Si veda, in generale, P. L. Sacco e S. Pedrini, Il distretto culturale: mito o opportunità?, Dipartimento di Economia “S. Cognetti de Martiis”, Working paper No. 05/2003 ma anche, sul caso dell’Aquila, P.L. Sacco, Il Bivio, in MU6 Il giornale dei musei d’Abruzzo, n. 15, febbraio 2010. È riconducibile ad alcuni testi del professor Sacco anche la citazione sulla “boiata pazzesca” di Fantozzi.
(12) www.carispaq.it.
(13) www.dunkerque2010.org ma anche www.bestpractices.org, il sito ufficiale delle buone pratiche di UNCHS che raccoglie più di 1100 esempi relativi a 120 paesi del mondo.
(14) «Ripartire dal lavoro per evitare la fuga dei giovani dalla città», intervista di G. Parisse a Silvano Fiocco, Il Centro, 1 marzo 2010.

5 Comments »

  • Giovanni Prete said:

    Giorni fa’, commentando una delle notizie riportate in qualche gruppo di “ricostruzione” dell’Aquila paventavo, a fronte dell’attivismo di questi mesi per lo sgombero delle macerie, l’inizio della ricostruzione non dimenticando il fatto che siamo italiani.
    In un passaggio del mio commento sollecitavo chi (ma c’e'?) mi leggeva a sorvegliare perche’, passato il momento di “cameratismo entusiasta”, si attuasse un momento, molto meno visibile ma piu’ di lungo periodo, di controllo degli atteggiamenti personali in merito alla ricostruzione della propria casa. In pratica paventavo il fatto che, di fronte alla sequela di intralci e lungaggini burocratiche, qualcuno si “facesse furbo” ricorrendo al solito “assessore” o “amico degli amici” per imboccare la scorciatoia e avere prima il timbro di quanto si dovesse. La seconda cosa che paventavo era la ricostruzione vera e propria con l’adozione di tutti gli strumenti tecnici e l’osservanza di tutte le norme legali per poter avere degli stabili che alla prossima scossa non venissero giu’ un’altra volta.
    Vedo che non sono l’unico a paventare in modo disincantato una ripresa dell’italico modo di vivere…

  • Marietta Hoevel said:

    Osservazione di Alberto: “nel 2007 risultano registrate 701 autovetture ogni mille abitanti; la media in Italia è di 621, a Berlino 319, a Madrid 417 (4);”

    Risposta di Alberto, altamente condivisibile: “tassare l’uso anziché la proprietà di un veicolo”

    Osservazione ( Alberto ): “a l’Aquila e nei comuni limitrofi la raccolta differenziata è circa il 12% del totale dei rifiuti prodotti (media Italia 26%), il Piano Regionale approvato con L.R. 83/2000 prevedeva una quota del 50% entro dicembre 2009 (7);”

    Risposta ( Alberto ), anche secondo me considerabile: “Perché non sfruttare, per esempio, la sesta conferenza europea delle Città Sostenibili che si svolgerà a Dunkerque (13) (Francia) dal 19 al 21 maggio prossimi per inviare una delegazione composta da un funzionario comunale ed almeno un membro della ancora fantomatica unità di missione per la ricostruzione?”

    Si, per portare a L’Aquila a l m e n o il modello
    m i g l i o r e per la raccolta differenziata!

    In alternativa: per questo argomento specifico, la raccolta differenziata, potrebbero essere anche i n v i t a t i una ventina di ‘Comuni ( davvero eccellenti ) Italiani’ per f o r n i r c i le loro esperienze ( approfondite e ben documentate ) con i rispettivi modelli elaborati o già applicati; ed invitati a partecipare sarebbero oltre ai cittadini Aquilani tutti, anche ospiti provenienti dal territorio Italiano ed oltre.

    Intanto continuo a ricordarvi l’urgenza:

    “Censimento amianto”
    ( Solo un’esempio ) http://www.verbanianews.it/joomla/censimento-amianto.html ( scarica il pdf )

    Grazie Alberto,
    Il CRESA è il Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo.
    http://www.cresa.it/cms/modules/news ( o sbaglio ? )

  • alberto bazzucchi said:

    Sì, il Cresa è quello che hai scritto.

  • Marietta Hoevel said:

    http://www.cresa.it/pubblicazioni/congiuntura/2009/Cong_3_2009.pdf

    Francesco Prosperococco nel ‘pdf’ Congiuntura Economica Abruzzese,
    Terzo Trimestre 2009 N.3 pag.1 scrive:

    “Le informazioni disponibili sono frammentate, difficili da verificare, sminuzzate qua e là per la città almeno quanto le fonti che potrebbero fornirle.”

    Purtroppo ‘questo’ corrisponde tristemente alla realtà locale e
    come questa si presenta ancora oggi, a chi vuole tentare di seguirla.

    Senza voler seriamente affrontare ‘questo’, non si andrà da nessuna parte neanche domani.

    Voler elaborare adeguatamente le informazioni disponibili, senza voler promuovere nel modo piu ampio immaginabile l’uso appropriato dello strumento principale, che oggi rende disponibile ed accessibile per tutta la popolazione in qualsiasi momento tutto lo spettro delle informazioni, mi pare un atteggiamento che classicamente merita soltanto essere descritto con l’espressione ipocrisia.

    Chiedo scusa di essere stata ipersintetica, ma non voglio annoiare nessuno.

  • Marietta Hoevel said:

    Lavorano ‘online’ Giuseppina Pitari ( giusi.pitari@univaq.it ) e Anna Guerrieri

    http://trasporti.cc.univaq.it/index.php?action=profile;u=11

    http://trasporti.cc.univaq.it/index.php?action=profile;u=13

    Forum sui trasporti:

    “Il Forum UNIVAQ sui trasporti per segnalare disservizi e per discutere su problemi riguardanti la mobilità!”

    Le ‘pagine’ ( partendo dal link in primo piano di http://www.univaq.it ):

    http://www.univaq.it/news_home.php?id=2588

    http://www.univaq.it/section.php?id=594

    http://trasporti.cc.univaq.it

    vanno segnalate come contributo importante.

    “l’offerta di trasporto pubblico è superiore alla media nazionale ma la domanda di trasporto pubblico è molto bassa, circa 70 passeggeri annui trasportati dai mezzi di trasporto pubblico per abitante: la media in Italia è 230 (5);” ( cito dal presente articolo di Alberto Bazzucchi )

    Bene partire proprio dalla situazione attuale
    dei studenti universitari per analizzare meglio
    il complesso problema dei trasporti.

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