Home » news

Le carriole e la quadratura del cerchio

7 April 2010 2,083 Views 3 Comments

di Alberto Bazzucchi

Dalle 16 e 3 minuti del 28 marzo scorso, sul gruppo del Coordinamento carriole aquilane di Facebook si è sviluppata una lunga, vivace e assai partecipata discussione che, probabilmente per la prima volta, poneva al centro il tema della rappresentatività, del ruolo e degli obiettivi del movimento delle carriole. L’interessante scambio d’opinioni si concludeva la sera del giorno successivo con un invito a “capire le differenze, prendere atto delle difficoltà a stare davvero insieme, trovare la forza per farlo…”. In realtà, c’era anche una postilla riferita all’esito delle elezioni provinciali (“…soprattutto con L’Aquila sotto Avezzano!”) che la dice lunga su molte cose che tuttavia in questa sede non sono rilevanti.

Questo contributo parte principalmente da qui. Da quell’embrione di dibattito che si era affacciato come un lampo negli angusti spazi di Facebook, solleticando per qualche ora una certa qual viva attenzione da parte di molti, ma con troppe timidezze per garantirsi un adeguato decollo e forse il timore che una parola di troppo avrebbe rovinato tutto. Tutto, cioè il senso di unità, solidarietà, orgoglio civico e quant’altro di buono le carriole avevano prodotto sino a quel momento. La stessa apprensione è stata suscitata da altri episodi come la violazione del patto di non belligeranza la domenica delle elezioni provinciali, la controversa presenza delle croci alla fiaccolata del 6 aprile, le prime avvisaglie su modalità e poteri assembleari, l’insidioso confronto con le istituzioni. Di qui appelli, anche un poco retorici, all’unità. Le maglie della rete planetaria hanno però lasciato filtrare un non detto che ognuno fino a oggi si è preoccupato bene di non sollevare apertamente per non rompere l’incantesimo dell’unità.

Questo non detto riguarda le differenze, anche sostanziali, che esistono tra le varie anime delle carriole. Differenze che a volta appaiono irriducibili altre componibili ma che in ogni caso dovrebbero emergere perché si possa acquisire consapevolezza sulla direzione verso la quale si sta andando. Ma la domanda è proprio questa: si sta andando verso una qualche direzione?

C’è un altro modo di formulare la stessa domanda: il movimento delle carriole si è mai posto il problema del potere? del governo? Cioè, in altre parole, il problema di chi e come realizzerà, se lo farà, le sue proposte per la ricostruzione (in senso molto lato) della città? I tavoli di discussione, i contributi tecnici di Collettivo99 e altri, le indicazioni di singoli maturate in autonomia, tutto il materiale accumulatosi più o meno disordinatamente in questi mesi segna ormai una traccia, un abbozzo di percorso. La peculiarità è che questo processo si è sviluppato totalmente al di fuori delle istituzioni, che in questo frangente hanno mostrato tutte le loro storiche debolezze e inerzie.

Se questa piattaforma culturale in fieri avesse una classe dirigente in grado non tanto di recepirla in toto ma almeno di metterla in competizione con altre, di selezionarne il meglio innescandone una qualche implementazione, non vi sarebbe nessun problema. Se invece, alla luce dell’immane tragedia che ci è capitato di vivere, questa garanzia di ascolto è allo stato di puro auspicio allora forse occorre un ripensamento.

In primo luogo, porsi il problema del governo è tutt’altro che semplice e la ovvia precondizione è che tutti lo percepiscano come un problema. In secondo luogo, porsi il problema del governo non è affatto obbligatorio, se ne può fare benissimo a meno. Basta dichiararlo prima, come a “tresette”.

Il popolo delle carriole è veramente variegato e trasversale. Come ebbe a dire un attento osservatore: ci stanno dentro ”daju dirigente bancariu a ziema”. Ma la sua testa pensante, per così dire, il coordinamento, non è poi così articolata. Essa è rappresentata da qualche cane sciolto (fino a un certo punto) anarchicheggiante e visceralmente anticlericale, moderati cattolici adulti, collettivi più o meno disciplinati, inquadrati e consapevoli come 3e32 e Collettivo99, monadi angelicate che associano la politica a Belzebù, Figiciotti di ritorno con ampi spazi di superamento a sinistra. Questi i più presenti nelle discussioni, private e pubbliche, con tutti i limiti della semplificazione. Ascendenze culturali? Naomi Klein, Michael Hardt, Antonio Negri, Ignacio Ramonet, movimento di Seattle e in generale l’altermondialismo, gli zapatisti, le assemblee di quartiere in Argentina, desinformémonos, Il Manifesto, Le Monde Diplomatique, Serge Latouche, Vandana Shiva, Arundhati Roy e così via da una parte. Alexis de Tocqueville, Elias Canetti, Norberto Bobbio, Max Weber, Joseph Schumpeter, Repubblica e Corriere della Sera, il Sole24ore edizione domenicale, Ralf Dahrendorf, il cardinale Martini e così via dall’altra. Due mondi difficilmente conciliabili senza stanze di compensazione a metà strada tra l’uno e l’altro.

È solo un gioco però può aiutare. A conoscere, a riconoscersi, a distinguere, a crescere, a darsi un orizzonte, possibilmente quello che si vede da sopra le macerie non da sotto perché da sotto si vedono solo altre macerie. Ad ammettere la sfiga che ci è toccata e cercare di giustapporre differenze antitetiche ma non infruttifere.

La “quadratura del cerchio” è un problema di geometria che indica simbolicamente una dicotomia non risolvibile. Per stare con i piedi per terra è lo stesso tipo di dicotomia che si presentava pochi mesi fa ai francesi di Europe Ecologie (una federazione di soggetti assai diversi comprendente Verdi, Federazione delle Regioni e dei Popoli Solidali, esponenti della società civile) che aveva deciso di presentarsi alle elezioni europee del giugno 2009. Questo gruppo, effettivamente composito, ha raggiunto in quella circostanza il 16,3% dei suffragi espressi a livello nazionale e adesso si presenta con la stessa formula alle elezioni regionali del 2010.

Prima delle elezioni molti avevano rimproverato a Europe Ecologie di essere una alleanza poco omogenea. Parafrasando la risposta di Yannick Jadot, uno dei fondatori, anche le carriole potrebbero dire:”Dato che non esiste una risposta miracolosa alla crisi determinata dal terremoto ci uniamo tra noi come carpe e conigli”.

3 Comments »

  • Giovanni said:

    Leggo volentieri questo pezzo. Non sono aquilano, ci sono stato alcune volte, non sono emozionalmente coinvolto quindi, sicuramente (e’ ovvio) meno di voi aquilani doc.
    Tempo fa scrivevo, non ricordo se sul blog o direttamente ad Anna Pacifico Colasacco, che si stava avvicinando il momento in cui ci sarebbe stato bisogno di una “testa” al movimento, forse di una testa AI movimenti. I movimenti sono una bellissima cosa, un’occasione di democrazia diretta, ma prima o poi devono “trasformarsi” in un “interlocutore” con una voce unica dato che, prima o poi, devono interloquire con una unica voce istituzionale.
    Mi pare che ora sia arrivato il momento, che si sia arrivati al momento della sintesi in cui l’”interlocutore unico”, possiamo chiamarlo anche “rappresentante delegato”, venga fuori.
    Si avvicina, ve lo auguro ma lo temo allo stesso tempo, il momento della ricostruzione che non potra’ essere quella individuale della propria casetta ma dovra’ essere quella collettiva di un blocco di case, perche’ le vostre “pietre” si reggono le nue con le altre da secoli e non e’ pensabile un intervento autonomo solo perche’ uno ha i soldi e un altro no. Siete pronti a questo? Ci avete pensato? E come farete?
    Con la fiaccolata dell’altra sera (ma forse gia’ in nuce con la nascita del movimento delle carriole) s’e’ concluso il tempo dello scoramento, della sorpresa improvvisa e si sta aprendo il momento del fare, ma del fare serio, del fare sul serio, del fare edilizia, costruzione, futuro, vita e questa la sfida che avete davanti. Fare cose del genere non sono piu’ cose da “movimento”, sono cose che toccano l’individualita’, il cittadino, le possibilita’ individuali che possono esserci e non esserci, perche’ il mio vicino puo’ avere le risorse e io no, ma insieme dobbiamo ricostruire, INSIEME, perche’ staticamente e costruttivamente la vedo impossibile in maniera diversa.
    Penso che sia giunto il momento (critico come sempre) di passare dall’infanzia, del movimento, alla sua adolescenza, sapendo che questo momento sara’ drammatico, combattuto, che generera’ le voglie di tornare ad essere infanti di fronte agli incubi e le scelte che l’adolescenza e, domani, la maturita’ implica.
    Non c’e’ una soluzione, c’e’ da ricostruire di colpo una citta’ che e’ stata costruita e ricostruita lentamente in secoli. Io non posso farvi che i miei auguri
    Giovanni

  • alberto said:

    Caro Giovanni,
    grazie davvero per il gentile pensiero rivoltoci. Grazie anche per aver confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, quello che è il tema del momento. Ieri sera questo tema è stato proposto a quella che si autodefinisce Assemblea Cittadina: l’infante è rimasto tale.
    Rammaricato per averla delusa,

    Alberto Bazzucchi

  • marco said:

    “…la Pezzopane a L’Aquila ha preso più voti con le tre liste civiche che in una forma o l’altra si presentavano «per Stefania» (20%) che con il Pd (16%) (…) è la società civile di cui i politici di sinistra si riempiono la bocca, ma poi non riconoscono. 3e32, Il Coordinamento delle Carriole,Comitatus Aquilanus, Collettivo 99, Anno 1, i blogger Miss Kappa,Stazione MIR, e Trentotto Secondi, solo per menzionarne qualcuno, sono gruppi e individui ricchi di idee e voglia di partecipare.”
    (http://www.unita.it/news/italia/97240/e_)

    …ma non credo debba essere un discorso strumentale ad una parte politica. la nostra trasversalità sta nella ricostruzione/riconversione virtuosa dell’aquila.

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.