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Cristo non si è fermato a L’Aquila

6 May 2010 2,518 Views 2 Comments

di Alberto Bazzucchi, ricercatore

«…. mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte. – Noi non siamo cristiani – essi dicono – Cristo si è fermato a Eboli».
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi, 1990

Sotto il profilo economico un evento sismico è assimilabile ad un forte ed inaspettato shock esogeno che si traduce in un danno al patrimonio fisico e finanziario che i residenti hanno costituito nel corso del tempo (1). Il danno arrecato da un disastro naturale è sempre un danno agli stock mentre le principali grandezze di flusso (redditi, consumi, risparmi) si muoveranno in maniera tale da recuperare i costi provocati dall’evento convergendo verso un nuovo equilibrio di lungo periodo. Nel caso aquilano, un potenziale unicum nella storia dei terremoti, questa capacità di riportarsi su un nuovo e più avanzato punto di equilibrio è a rischio poiché gli impulsi delle politiche a sostegno della domanda potrebbero esaurirsi prima che la ripresa sia in grado di autosostenersi.

Sotto il profilo della contabilità pubblica si stima che nel 2009 l’Abruzzo sia destinato a perdere circa 2 miliardi di euro di produzione lorda rispetto al 2008. In termini assoluti non sarebbe nemmeno tanto ma in termini relativi si traduce in una contrazione del 6% circa su base annua: il peggior risultato d’Italia. Ne sono causa gli effetti di una pesantissima crisi di domanda mondiale che ha colpito i settori di punta dell’industria regionale (mezzi di trasporto e lavorazioni tradizionali, abbigliamento e calzature sopra tutti) e, in parte, le conseguenze del sisma del 6 aprile. In realtà, quale effettivamente sia stata l’incidenza di quest’ultimo è difficile dire per i noti effetti espansivi dell’enorme flusso di spesa pubblica che è stato riversato sull’area del cratere, e in parte anche al di fuori di essa, nel corso dell’anno passato. Non bisogna inoltre dimenticare che tutto questo è avvenuto alla fine di un quindicennio di sostanziale stagnazione dell’economia regionale.

La virulenza con cui la crisi internazionale (primo shock esogeno) si è innestata su un tessuto in parte già deteriorato è stata variabile, alla stregua degli effetti del terremoto (secondo shock esogeno). I danni diretti ed indiretti del sisma, infatti, non sono distribuiti in maniera omogenea tra la popolazione e le imprese aquilane. Viceversa, la quasi totalità dei residenti ha dovuto affrontare costi non preventivati legati alla maggiore incertezza e alla riorganizzazione fisica della propria esistenza (in termini di delocalizzazioni, trasporti e in generale una mobilità radicalmente sovvertita, locazioni). Si sono poi innescati tipici processi inflattivi da domanda che hanno avuto per oggetto un “bene pubblico” per eccellenza, cioè la sicurezza, e uno privato, cioè il suolo, i cui prezzi sono aumentati in maniera significativa.

A fronte di ciò, il Governo ha adottato misure discrezionali, quali l’estensione e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e la diminuzione delle imposte dirette e indirette a sostegno del reddito reale delle famiglie. La sospensione degli adempimenti fiscali e contributivi ha consentito alle famiglie di conservare un certo tenore di vita ed alle imprese di poter fare affidamento su un certo volume di liquidità aggiuntiva. Questi incentivi sono stati diretti a tamponare le mancate entrate dovute al blocco o al rallentamento delle capacità produttive (shock dal lato dell’offerta) e il ridursi della capacità di spesa degli operatori economici (shock dal lato della domanda).

In base ai più recenti dati disponibili, nei comuni del cratere si è registrato nel corso del 2009 un incremento di oltre il 50% dei depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito) rispetto all’anno precedente. Questa maggiore propensione al risparmio è solo in parte attribuibile agli effetti del terremoto. L’aumento del tasso di risparmio osservato nel corso del 2009 è riconducibile, più estesamente, al forte ridimensionamento della ricchezza netta che si è verificato in tutte le economie sviluppate. In Italia, secondo dati Banca d’Italia, alla fine del 2008 la ricchezza delle famiglie italiane ammontava a circa otto volte il reddito disponibile lordo (era circa 8,3 volte nel 2007). Nel caso aquilano, la maggiore spinta all’accumulazione di disponibilità liberate dalle maggiori entrate derivanti dalla sospensione degli oneri previdenziali e fiscali e dalle minori uscite per il blocco dei pagamenti delle utenze, è stata dettata da un principio di cautela (impreviste necessità finanziarie collegate alla ricostruzione, come per le seconde case ovvero interventi aggiuntivi per l’incremento della sicurezza non coperti dai contributi statali, etc.). Lo conferma anche la sostituzione degli investimenti finanziari in titoli con i depositi in conto corrente al fine di disporre di una certa liquidità aggiuntiva rispetto ai livelli normali. Per le imprese, il rinvio degli investimenti è anche collegato alle incertezze sull’evoluzione dell’economia nonché a posizioni di attesa assunte in vista di una diversa e migliore scelta localizzativa (fatto che ha contribuito ad accrescere ulteriormente il prezzo del bene “sicurezza”).

A normativa vigente invariata l’efficacia di queste misure rischia di essere completamente inficiata da un ripristino del regime fiscale ordinario integrale, indistinto e non adeguatamente dilazionato nel tempo. In altri termini, se la scadenza di giugno 2010 (2) fosse confermata gli impulsi fiscali a sostegno della domanda sarebbero mortificati prima che il processo di ricostruzione, in senso lato, sia in grado di autosostenersi. Il rischio di un avvitamento depressivo dell’economia del cratere e in parte dell’intera economia regionale diventerebbe reale indebolendo ulteriormente le opportunità di lavoro e di investimento che pure l’occasione del sisma sembra aver aperto.

Proviamo ad effettuare una simulazione degli effetti di questo provvedimento sul reddito disponibile di un lavoratore dipendente tipo, nell’ipotesi che la ripresa dei versamenti dovuti avvenga a partire dal mese di luglio 2010. L’ipotesi di base riguarda un lavoratore dipendente del settore privato che, fino al 6 aprile 2009, percepiva una retribuzione media mensile netta pari a circa 1.300 euro. A seguito dei provvedimenti di sospensione degli adempimenti fiscali e dei versamenti contributivi tale lavoratore ha percepito una retribuzione media mensile lorda di circa 2.000 euro.

Sulla base di tali ipotesi possono essere formulati almeno tre tipi di scenario.

SCENARIO OTTIMISTICO

(dove l’architetto M.M., che in fondo è un benestante, ruba nottetempo il latte dal frigorifero della suocera)

Ammesso che si faccia di tutto per instaurare un regime di consumi da “tempo di guerra” a questo importo vanno ulteriormente sottratte le uscite connesse alla ripresa dei normali consumi domestici, così pervenendo ad uno scenario “centrale”.

SCENARIO CENTRALE

(dove il tuo alimentare di fiducia aggiunge due fette di prosciutto senza pesarle, sussurrandoti candidamente: «queste sono per tuo figlio»)

Se, inoltre, nella simulazione si tiene conto di situazioni di indebitamento antecedenti o successive al sisma (tipicamente acquisto di abitazioni o beni di consumi durevoli) queste possono essere stimate nell’ordine, rispettivamente, di almeno 500 e 150 euro mensili per nucleo familiare. Dal primo luglio riprenderanno infatti anche i pagamenti delle rate dei finanziamenti sospesi. Si configurerebbe in questo modo il seguente terzo possibile scenario.

SCENARIO PESSIMISTICO

(dove padre Quirino confeziona panini fuori la mensa dei poveri per una fila di persone che da Piazza d’Armi arriva fino alla Scuola della Guardia di Finanza (5))

Siamo a 407 euro (la situazione si alleggerirebbe a partire da gennaio 2011, cioè una volta esauriti gli adempimenti arretrati del 2010). Sono escluse dalla simulazione, ma sono facilmente intuibili, le situazioni di famiglie a basso reddito o in cassa integrazione guadagni. Se la sospensione degli adempimenti tributari mirava a introdurre fattori di stimolo all’economia e alla ricostruzione, di fatto se ne vanificherebbe il risultato proprio nel momento in cui, superata l’emergenza, se ne potrebbero dispiegare più pienamente gli effetti. Il “clima di fiducia” di famiglie e imprese subirebbe un repentino deterioramento, con negative ripercussioni sulle prospettive di sviluppo delle aree colpite dal terremoto. Inoltre, a fronte del forte deterioramento dei bilanci pubblici degli enti locali, le famiglie potrebbero ulteriormente modificare al ribasso le proprie decisioni di spesa scontando futuri aumenti delle imposte. Questo tipo di stimoli devono agire sulle aspettative (6) per poter produrre effetti reali e, possibilmente, durevoli e per ottenere questo risultato abbisognano di un certo intervallo temporale. Almeno fino a quando non sarà ripristinato un minimo ammontare dello stock di capitale fisico andato distrutto. A quel punto, la dinamica della ricchezza delle famiglie (immobiliare e finanziaria) tornerà a giocare un ruolo fondamentale nel determinare i futuri andamenti di spesa.

«Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza. Siciliani, italiani, uomini di tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravità, assurdo. Si lascia spegnere una intera popolazione. La popolazione delle valli del Belice, dello Jato e del Carboi, la popolazione della Sicilia occidentale non vuole morire».

(Danilo Dolci, inizio delle trasmissioni di Radio Libera, Partinico, 25 marzo 1970).

Se finora Cristo non si è fermato a l’Aquila, pazienza. È quando si diventa “poveri cristi” che questa pazienza finisce.

________________________

(1) Un’interessante sintesi si trova in: I. Noy and A. Nualsri, What do Exogenous Shocks Tell Us about Growth Theories?, Santa Cruz Center for International Economics (SCCIE) working paper, October 2007 e Y. Sawada and S. Shimizutani, How do people cope with natural disasters? Evidence from the Great Hanshin-Awaji (Kobe) earthquake in 1995, Journal of money credit and banking, volume 40 issue 2-3, 2008.
(2) Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3837 del 30 dicembre 2009. L’art. 1 fissa al 30 giugno 2010 la scadenza della sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali.
(3) Per l’utilizzo di energia elettrica è stato stimato un costo di circa 70 euro per bimestre e ne è stato considerato l’importo mensile pro capite, cioè 17 euro circa.
(4) Per l’utilizzo di gas è stato stimato un costo medio di circa 100 euro mensili da cui l’importo pro capite di 50 euro circa.
(5) Anche per chi non conoscesse l’Aquila il senso della distanza è chiaro.
(6) Centro Studi Confindustria, Scenari economici, n. 7, dicembre 2009.

2 Comments »

  • Fiorella Giannangeli said:

    E’ un’analisi lucida, analitica e, soprattutto molto REALISTICA, il rischio che corriamo è ENORME: senza il lavoro ed una ripresa economica, che devono essere incentivati in tutti i modi(altrimenti è a rischio la sopravvivenza stessa della città), tipo proseguimento delle agevolazioni fiscali e TASSA DI SCOPO, di cui ancora nessuno parla, è addirittura RIDICOLO pensare alla RICOSTRUZIONE… altro che Eboli!!!

  • Riccardo Visca said:

    Penso che uno shock esogeno come quello registrato dall’ evento naturale sia abbastanza bilanciato da un aumento spropositato della spesa pubblica per la ricostruzione, almeno parziale.
    <Domanda aggregata = Spesa pubblica + Consumi + Investimanti + Esportazioni nette>
    Se Spesa pubblica sale a causa della ricostruzione, potrebbe contenere la contrazione dei consumi nel breve periodo (<5 anni), ovviamente agevolazioni fiscali farebbero un gran favore al consumo e alla domanda aggregata locale in genere.
    Se la domanda esterna, rispetto alla economia locale, si e' contratta a causa della recessione mondiale, cosi' come gli investimenti, a causa del credito diventato indisponibile, l' effetto negativo sulla economia aquilana in equilibrio (cioe' senza gli effetti dello shock)non puo' essere di dimenzioni eccezionali.
    Questo perche' era in una fase di profonda stagnazione ormai da anni e molto dovuto a motivi di natura demografica, di competivita' ed esogena (alcune grandi aziende si sono trasferite altrove).
    A cosa voglio arrivare? Il mercato del lavoro reagisce alle condizioni dell' economia utilizzando un filtro: rigidita' al cambiamento. Un mercato del lavoro rigido, secondo il modello italiano ed Europeo, reagisce a shock di breve periodo bene, cioe' non si licenzia tanto, ma poi non e' elastico al cambiamento: pericoloso.
    In pratica lavoro ce ne sara', ma ci sara' gente qualificata per quel tipo di attivita'?
    Ai posteri l' ardua sentenza… poi i consumi reagiscono di conseguenza

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