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Impianto a Biomasse di Bazzano: la risposta di Futuris Aquilana

29 October 2010 4,948 Views 5 Comments

“Pubblichiamo un contributo inviatoci da Futuris Aquilana in risposta all’articolo recentemente apparso sul nostro sito riguardo la centrale a biomasse in costruzione nel sito di Bazzano. Ringraziamo la Futuris Aquilana di aver deciso di contribuire volontariamente alla discussione cercando di fare chiarezza sulle questione da noi sollevate, e riconosciamo la loro disponibilità e apertura alla discussione. Dal canto nostro crediamo che tutto questo contribuisca a informare chiunque avesse voglia di farlo, con la massima obiettività e trasparenza. Speriamo che questo sia ancora un gesto apprezzato rispetto alle facili tribune e giudici dell’ultima ora.”

Accogliamo l’invito espresso nell’articolo “Impianto a biomasse di Bazzano: che si schierino le truppe”, per fornire alcune risposte utili a fugare dubbi e a fare chiarezza sull’iniziativa di Futuris Aquilana. La speranza è di creare condizioni di confronto reale e privo di posizioni aprioristiche.

UN IMPIANTO A BIOMASSE VERGINI NON A RIFIUTI

Per cominciare ci preme subito e in modo chiaro ribadire categoricamente che Futuris Aquilana non realizzerà un impianto predisposto a termo valorizzare rifiuti, né alimenterà l’impianto con rifiuti per coerenza con:

  1. La strategia aziendale che punta alla produzione di energia rinnovabile esclusivamente a partire da biomasse vergini. Strategia illustrata sul sito di Futuris Spa, azionista di maggioranza di Futuris Aquilana.
  2. La specifica autorizzazione per l’utilizzo di biomasse vergini agricole e forestali. Per incenerire rifiuti sarebbe necessario l’avvio di un nuovo iter autorizzativo. La legge definisce con precisione cosa siano le biomasse solide vergini e l’autorizzazione concessa fa scrupolosamente riferimento a questo quadro normativo:
    • Una definizione univoca per le biomasse solide vergini di origine agro forestale, quindi in nessun modo assimilabili ai rifiuti. Il D.Lgs n.152/06, allegato X alla Parte V, Sezione 4 definisce con chiarezze l’elenco dei combustibili di cui è consentito l’utilizzo.
    • Una definizione di tracciabilità della filiera, definita dalla legge n.99/2009 e dal Decreto Ministeriale del 2 marzo 2010, che implica l’identificazione della provenienza del combustibile che arriva nell’impianto in modo da poter attivare la cosiddetta filiera corta.
    • Delle misure di controllo ulteriori da attuare durante la fase di esercizio sono state prescritte in autorizzazione; queste consentiranno agli Enti preposti, una costante verifica sul corretto funzionamento dell’impianto e sulle caratteristiche della biomassa utilizzata.
    • L’impossibilità di introdurre rifiuti all’interno del perimetro dello stabilimento, non essendo stata chiesta una specifica autorizzazione. Qualunque controllo da parte delle autorità competenti può verificare la eventuale presenza di rifiuti e attivare immediatamente le conseguenti procedure di infrazione.
  3. Le scelte fatte in fase di progettazione: l’impianto esclude l’utilizzo di combustibili diversi dalle biomasse solide vergini perché concepito in considerazione delle loro caratteristiche specifiche, dal momento che sono prive di sostanze inquinanti con particolare riferimento alla percentuale di cloro contenuta. Infatti, le biomasse solide vergini contengono limitate quantità di cloro a differenza dei rifiuti che invece ne contengono percentuali molto più alte, da 10 a 100 volte maggiori. L’eventuale combustione di rifiuti comporterebbe la compromissione del funzionamento dell’impianto per via di fenomeni corrosivi derivanti dalle elevate quantità di cloro nel combustibile.

IL PROGETTO

Due parole sul progetto e qualche indicazione utile a comprenderne la genesi, prima di entrare nel merito delle questioni sollevate dall’articolo del 14 ottobre, in particolare l’approvvigionamento, le emissioni atmosferiche e l’impatto ambientale, la cogenerazione di calore e il teleriscaldamento.
Futuris Aquilana intende realizzare una centrale di cogenerazione alimentata a biomasse solide vergini di origine agricola e forestale per una produzione energetica stimata di 40 gigawattora/anno e per la produzione di calore sino ad un massimo di 8 gigawattora/anno. A regime l’impianto darà lavoro a circa 20 persone cui si aggiungono gli 80 posti di lavoro legati all’attività di filiera.
L’investimento previsto, che si configura come totalmente privato, – il più consistente sul territorio esclusi quelli legati alla ricostruzione dopo il terremoto del 2009 – è pari a 30 milioni di euro.
L’impianto, localizzato nell’area industriale di Bazzano, sarà approvvigionato con un sistema di filiera corta: cluster agricolo energetico.
Parliamo quindi di un impianto di produzione di energia da fonte rinnovabile, in linea con le pratiche definite in sede europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera di CO2 ed in linea con i principi di sostenibilità territoriale presenti nelle logiche espresse nei Consigli Europei di Lisbona e Goteborg.

LA GENESI

Le attività di valutazione di fattibilità e di progettazione preliminare dell’impianto, sono iniziate a cura della società MA&D Power Engineering SpA nel 2007. L’ipotesi progettuale è stata sempre ed esclusivamente quella di un impianto di generazione di energia elettrica a partire da sole biomasse vergini.
Avviata la fase autorizzativa, MA&D ha cercato dei partner industriali che condividessero la stessa strategia di industriale (basata elusivamente sulla realizzazione di impianti da fonte rinnovabile, con particolare riferimento alle biomasse vergini), per finalizzare le attività di autorizzazione e procedere quindi a quelle di costruzione e gestione dell’impianto. Nel 2009 nasce Futuris Aquilana Srl, la società costituita da MA&D e FUTURIS SpA che svilupperà le successive fasi del progetto e curerà la gestione dell’ impianto.
Il progetto dell’impianto è stato concepito partendo dallo studio delle quantità di biomassa approvvigionabile da un raggio massimo di 70 km (limite normativo che identifica la filiera corta). L’analisi ha consentito di determinare una disponibilità di biomassa tale da garantire il corretto funzionamento dell’impianto (Piano di Approvvigionamento acquisito dalla Conferenza dei Servizi). Il progetto prevede per l’impianto un fabbisogno di circa 60.000 tonnellate anno di biomassa umida, quantità assai inferiore alla disponibilità evidenziata dallo studio.

IL SISTEMA DI APPROVVIGIONAMENTO

Quali risorse intende sfruttare Futuris Aquilana, con quali modalità?
Rispondendo alle legittime preoccupazioni desideriamo fare una breve premessa metodologica.
Il processo di analisi della disponibilità di biomasse vergini in chiave sostenibile è iniziato nel 2008 nell’ambito di un Tavolo Tecnico di concertazione promosso dalla Provincia dell’ Aquila con la partecipazione di MA&D per la valutazione e condivisione delle diverse iniziative riferibili alla produzione di energia da biomassa, cui erano presenti differenti Enti e Associazioni di Categoria.
Il Tavolo si è costituito come osservatorio territoriale capace di interagire con i processi industriali che si volevano avviare.

Energia e Territorio:

Dopo le diverse fasi di confronto e trattativa, nel 2010 è nata una Associazione Temporanea di Scopo che ha raccolto alcuni dei partecipanti al Tavolo di Concertazione e che ha dato vita, sempre nel 2010, alla Società Consortile Energia e Territorio: soggetto comprendente diverse realtà locali agricole e forestali, con il compito di approvvigionare l’impianto contribuendo così a costituire il sistema di filiera.

Le tipologie di biomassa vergine che saranno utilizzate (fuel mix) proverranno essenzialmente da:

  • manutenzione e gestioni dei boschi. Attività sviluppata sulla base di precise convenzioni e sotto il controllo degli organi preposti. Si attiva, come le esperienze comparabili dimostrano, una catena del valore che consente di intervenire in quelle aree boschive non gestite o curate per mancanza di un mercato si sbocco.
  • colture energetiche dedicate. Il Piano di Approvvigionamento determina il fabbisogno di colture dedicate in circa 700 ettari di terreni marginali o incolti da attivare all’ interno del 70 Km del sistema di filiera. Le colture attivate saranno essenzialmente di Pioppo e altre colture annuali quali Arundo Donax (comune canna).
  • potature agricole provenienti principalmente da ulivo e vite.

La composizione del mix di combustibile prevista da piano di approvvigionamento:

BIOMASSA VERGINE %
Pioppo “short rotation forestry” 20-30
Potature agricole 7-15
Biomassa forestale 25-40
Altre biomasse agricole ed agroalimentari 10-15
Gestione del territorio 5-7
Biomasse vergini urbane 5-10


LE EMISSIONI IN ATMOSFERA E IL CONTROLLO DELLA QUALITA’ DELL’ARIA

I livelli di emissione dell’impianto di Futuris Aquilana al camino sono inferiori del 30 % ai limiti di legge nazionali. Per quanto riguarda i soli ossidi di azoto e ossido di carbonio i limiti autorizzati sono del 20 % inferiori ai valori limite nazionali. Possiamo quindi considerare l’impianto più pulito di quanto la norma preveda.
Il tema della qualità dell’aria è stato approfonditamente sviscerato nell’ambito del progetto autorizzato, a valle di una attenta analisi da parte dei tecnici regionali e provinciali, anche attraverso specifici software di simulazione. Da tale studio risulta che i valori previsti per le ricadute a terra degli inquinanti sono modestissimi in valore assoluto.
Si è effettuata una simulazione della dispersione degli inquinanti in atmosfera con il modello di calcolo CALPUFF (1) .
Si sono presi in considerazione i limiti (D.M. 60/02) per gli elementi sottoposti a monitoraggio in continuo negli impianti a biomasse:

  • Ossidi di Azoto concentrazione massima oraria, da confrontare con il valore limite orario per la protezione della salute umana pari a 200 μg/m3.
  • Polveri (PM10) concentrazione massima giornaliera, da confrontare con il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana pari a 50 μg/m3.
  • Biossido di Zolfo concentrazione massima oraria, da confrontare con il valore limite orario per la protezione della salute umana pari a 350 μg/m3.

Ai fini della simulazione si è assunto:

  • Il rilascio di fumi dall’impianto costante nel tempo con una emissione continua durante tutto l’anno.
  • Uno scenario di progetto riferito alle più gravose condizioni di esercizio.
  • Il valore delle concentrazioni di picco per la stima delle concentrazioni massime orarie (99,79 percentile per NO2, 98,08 percentile per il PM10 e 99,73 percentile per SO2).
  • Per il parametro PM10, in maniera conservativa, che rappresenti la totalità delle polveri emesse al camino.
  • Dei casi prognostici ovvero situazioni meteorologiche tipo che potrebbero verosimilmente verificarsi nell’area in esame.

I risultati ottenuti in termini di contributo derivante dalle emissioni della centrale.

  1. Ossidi di Azoto: nelle condizioni meteo prese in esame i valori di concentrazione massimi orari per gli Ossidi di Azoto in nessun caso evidenziano superamenti dei valori limite imposti dalla normativa, il valore massimo simulato è pari a 16 μg/m3.
  2. Polveri (PM10): nelle condizioni meteo prese in esame i valori di concentrazione massimi orari simulati per le Polveri PM10 in nessun caso evidenziano superamenti dei valori limite imposti dalla normativa, il valore massimo simulato è pari a 0.96 μg/m3.
  3. Biossido di Zolfo: nelle condizioni meteo prese in esame i valori di concentrazione massimi orari per il Biossido di Zolfo in nessun caso evidenziano superamenti dei valori limite imposti dalla normativa, il valore massimo simulato è pari a 6.3 μg/m3.

Tutti i valori massimi simulati si verificano in prossimità dell’impianto e il profilo delle concentrazioni mostra un andamento rapidamente decrescente con l’allontanamento dal punto di emissione fino al raggiungimento della soglia della non rilevabilità. I centri abitati del circondario si trovano all’esterno dell’area di influenza prevista dal modello di diffusione.

Trattamento dei fumi, controllo e monitoraggio

Il processo di combustione è controllato in continuo per assicurarne l’ottimizzazione. Sono inoltre presenti dei sistemi di trattamento dei fumi articolati su più sezioni prima dello scarico in atmosfera per ridurne l’impatto e un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni al camino, i cui dati vengono registrati mediante dei sistemi certificati e sono direttamente disponibili agli Enti preposti al controllo.
Inoltre Futuris Aquilana in accordo con il Comune dell’Aquila si appresta a installare una centralina per il monitoraggio della qualità dell’aria. Questo permetterà alla Pubblica Amministrazione e ai cittadini di disporre dei dati di qualità dell’aria, di monitorare la situazione e di valutare gli eventuali rischi aggiuntivi per l’ambiente e la salute di chi vi abita, derivanti dall’esercizio della centrale.

IL TELERISCALDAMENTO

Per ottimizzare ulteriormente il livello di efficienza energetica, è inoltre stata prevista la cogenerazione di energia e calore per alimentare utenze civili ed industriali eventualmente interessate con energia termica.
Su indicazione del Comune dell’ Aquila è in corso di sviluppo un progetto per la realizzazione di una rete di teleriscaldamento a servizio dell’ area industriale di Bazzano.

CONCLUSIONE

Rinnoviamo la nostra disponibilità a fornire ulteriori chiarimenti sul nostro progetto a tutti coloro che, con serenità e desiderio di approfondire, intendono confrontarsi con noi. Crediamo che il progetto proposto, pur conservando la sua natura imprenditoriale e industriale, si collochi tra quegli investimenti produttivi sani e corretti capaci di portare importanti ricadute occupazionali con particolare riferimento al settore agricolo e un reale beneficio al territorio. Riteniamo che l’impianto possa costituire uno degli elementi di alto valore tecnologico, su cui sviluppare quella rete infrastrutturale che L’ Aquila può e deve riattivare con coscienza e convinzione in una prospettiva di sostenibilità concreta.

________________________

(1) Modello realizzato dalla Earth Tech Inc. per conto del California Air Resources Board (CARB) e del U.S. Environmental Protection Agency (US EPA), un modello di dispersione non stazionario, che veicola i “puff” gaussiani di materiale emesso dalle sorgenti attraverso un approccio lagrangiano

5 Comments »

  • Giovanni De Gasperis said:

    Sorgono molte domande… ad esempio:
    Quale è la temperatura di funzionamento dell’impianto?
    Quante particelle PM2,5 e PM1 ci possiamo aspettare ?
    (che non si possono filtrare)

  • francesca said:

    complimenti per l’esempio di discussione (sui fatti e non sulle chiacchiere).
    Vorrei porre alcune domande alla Futuris.
    chi sono i soci della futuris aquilana srl;
    chi sono i membri del consorzio Energia e Territorio.

    Vorrei inoltre sottolineare un “particolare approccio al problema”: quello del cittadino che vive e /o lavora nel nucleo o nei pressi.

    Ritengo che ci sia una bella differenza fra la qualità dell’aria attuale e la qualità che si avrà successivamente all’apertura della centrale, ancorchè “…. nessun valore superi i limiti posti dalla legge”.

    Sarebbe giusto sottolineare che non c’è superamento del limite, se si stesse valutando l’apertura di una centrale in una zona già “entro i limiti” di legge quanto a qualità dell’aria, e soprattutto in una zona che non veda una così alta (ormai) presenza umana.

    In attesa di risposte

    cordialità

    francesca fabiani

  • Guglielmo Cinque said:

    La Futuris parla di emissioni abbondantemente entro i limiti posti dalla normativa vigente.
    A parte che tali valori sono misurati (spero che non siano stimati!) ad impianto nuovo, chi ci dice a quanto ammonteranno fra una decina di anni?
    Anche ammesso che rmarranno entro la norma, una cosa è far respirare ai cittadini aria pulita, un’altra aria inquinata entro i limiti della normativa vigente.
    Le malattie dell’apparato respiratorio ed i tumori non si possono limitare per legge!!!

    Ripeto poi il quesito già posto: quali sono i valori stimati delle nanoparticelle emesse dalla centrale? Dai PM10 in giù.

  • carlo floris said:

    sono il presidente del consorzio Energia e Territorio srl, Carlo Floris, aquilano, mi congratulo col collettivo 99 per il lavoro che sta facendo e per l’attenzione che pone ai processi di ricostruzione quale occasione di innovazione. in risposta al chi è il consorzio vi chiarisco che :
    a-il consorzio è nato sulla spinta di un protocollo di intesa pubblico privato capegggiato dalla provincia e partecipato da associazioni di categoria, operatori agroforestali, GAL e altri enti pubblicie privati, sottoscritto e operante come osservtaorio sulle rinnovabili fin dal 2007, impegnati nello sviluppo locale
    b-il consorzio è stato preceduto da una ATS che ne ha animato,preparato la formazione e l’organizzazione fin dal giugno 2009, sottoscrivendo un accordo preliminare di filiera con la centrale
    c-il consorzio è formalmente nato a maggio 2010 ed ha come soci fondatori: un Agenzia di sviluppo locale (gal terre aquilane), 3 cooperative agroforestali, due studi di ingegneria e tceniche ambientali e geologiche(fra cui lo studio associato Floris)dell’aquila, la soc. MAD quale struttura specializzata in ingegneria impiantistica delle rinnovabili, una primaria organizzazione agricola (CIA)
    d-il consorzio non è chiuso ma aperto a tutte le aziende pubbliche e private del settore agroforestale e tecnico nell’ambito primario della provincia dell’aquila,che infatti vi stanno via via aderendo
    e-il consorzio ha sottoscritto a ottobre 2010 l’accordo di filiera che prevede la fornitura in monopolio e filiera corta a tracciabilità certificata come per legge
    f-a oggi stiamo chiudendo il contratto commerciale che garantira l’arrivo nella nostra provincia nel settore agroforestale di un fatturato di circa 2,8 milioni di euro l’anno per 15 anni, nonchè investimenti strutturali innovativi per la manutenzione boschiva e il trattamento dellebiomasse per circa 1,5 milioni di euro
    g – il consorzio prevede l’impegno diretto di circa 13 nuovi addetti + una ricaduta in termini di fatturato/addetto equivalente, pari a circa 90 nuovi addetti in aziende agro forestali.
    h – mentre la centrale è sottoposta al rapporto monopolistico con noi e al nostro controllo di fatto sulla qualità del combustibile, il consorzio è libero di agire anche su altri settori e mercati.
    i- il consorzio sarà coinvolto anche negli out put della centrale quale il teleriscaldamento di serre o case o alimentazione di celle frigo
    l- per quanto attiene la quantità di biomassa da reperire è sotto le 60.000 tons annue la cui composizione è già stata descritta , qui aggiungiamo solo che le specie trattate saranno:
    forestale da diradamento boschivo e ramaglie per equivalente di circa 350 ettari annui
    short rotation di pioppo 2ennale o 5ennale per circa 450 ettari
    coltivazioni annue di sorgo, arundo, etc. per circa 130 ettari
    ritiro di potature varie per circa 400 ettari, ritiro di vinacce e altri resti agricoli per circa 3.000 tons annue, ritiro di resti di colture agricole rotative per circa 3.00 tons annue , biomassa proveniente da gestione e manutenzione dei territori (bacino di circa 300 comuni) per circa 7.000 tons annue.
    resto disponibile per domande e approfondimenti, cordali saluti Carlo Floris

  • ALDO MAZZADI -AMMINISTRATORE DELEGATO FUTURIS AQUILANA- said:

    A nome di Futuris Aquilana fornisco gli elementi di chiarimento richiesti nei precedenti commenti.

    Chi sono i soci della Futuris?
    Futuris Aquilana è controllata con l’86% da Futuris Spa, società attiva nel settore delle energie rinnovabili in particolare delle biomasse e partecipata al 14% da MA&D Enegeneering Spa.
    Per ulteriori elementi è possibile fare riferimento ai rispettivi siti internet: http://www.futuris.it e http://www.madspa.it.

    Chi sono i membri del Consorzio Energia e Territorio?
    Energia e Territorio è una Società Consortile i cui soci fondatori sono:
    Gal Terre Aquilane – già Gal Marsica;
    CIA – Confederazione Italiana Agricoltori- L’Aquila;
    Aterno Boschi – Soc. Coop. Agr.;
    A.C.F. – Società Cooperativa;
    Eolo – Società Coop. Sociale;
    Studio Geologico Tatoni – Coop Soledaria;
    Studio Associato Floris;
    MA&D Power Engineering.
    Altri soggetti che si assoceranno alla Società Consortile: Soggetti Privati con attività agricole e forestali
    Gli Enti in procinto di sottoscrivere convenzioni: Soggetti Pubblici interessati ad attivare meccanismi di gestione del territorio.

    Quale è la temperatura di funzionamento dell’impianto?
    Per le temperature di esercizio dell’impianto in camera di combustione si prevedono valori compresi tra 850°C e 1000°C.

    Emissioni, qualità dell’aria e particelle PM2,5 e PM1
    Come abbiamo già evidenziato nell’articolo di risposta ai quesiti del Collettivo 99, per assicurare un corretto e puntuale monitoraggio delle emissioni e della qualità dell’aria si è previsto:
    · Sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni al camino (SME);
    · Centralina di monitoraggio della qualità dell’aria da posizionare sulla base delle indicazioni degli Enti di controllo.

    Si deve puntualizzare che nella valutazione effettuata sulle emissioni e sul contributo della centrale si sono prese in considerazione le condizioni limite, quelle dei limiti al camino fissati dall’autorizzazione che rimarchiamo sono inferiori ai limiti previsti dalle norme nazionali e che dovranno essere sempre rispettati durante l’esercizio dell’impianto. Questa assunzione si traduce nel fatto di avere effettuato le simulazioni basandole su valori di concentrazioni al camino superiori a quelle realmente attese; i risultati delle simulazioni sono quindi rappresentativi, nonostante la loro modesta entità, della situazione limite che potrebbe verificarsi. I valori limite per la qualità dell’aria fissati dalle norme sono definiti facendo riferimento alla “protezione della salute umana”.
    Per quanto specificatamente alle valutazioni effettuate sul parametro polveri, in aggiunta all’assunzione sulla condizione limite di concentrazione nelle emissioni, si è fatta l’assunzione che la totalità delle polveri emesse siano PM10. Quando si parla di PM10, si fa riferimento a tutte le particelle di diametro inferiore a 10 μm, quindi i dati stimati dal modello, prevedono delle concentrazioni nei punti di massima ricaduta pari a 0,96 μg/m3 che sono rappresentativi della concentrazione di tutte le polveri di diametro inferiore a 10 μm e quindi comprendono anche i PM2,5 e i PM1.

    Speriamo di avere fornito gli elementi di chiarimento richiesti e ci rendiamo disponibili a eventuali ulteriori richieste.

    Aldo Mazzadi -Amministratore Delegato Futuris Aquilana-

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