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L’Aquila “Smart City”

20 March 2012 12,166 Views 4 Comments

articolo di Riccardo Luna pubblicato su “La Repubblica” del 17 marzo 2012 (vai all’articolo).

Ci vuole tanto coraggio per venire a parlare di smart city a chi non ha più una city perché un terremoto se l’è portata via ormai tre anni fa. Ci vuole tanto ottimismo per parlare di soluzioni intelligenti a chi in questi anni ha subito la stupidità di chi poteva decidere per il bene comune e non lo ha fatto. I professoroni sbarcati ieri a L’Aquila sono giovani, coraggiosi e ottimisti. Lavorano per l’Ocse, l’organizzazione mondiale per lo sviluppo e la cooperazione economica. Vengono da dieci paesi e cinque continenti. Dicono con entusiasmo frasi come “L’Aquila is beautiful” oppure, in italiano, “vi porto i saluti degli abruzzesi della Nuova Zelanda”, e pensano che questo possa lenire le ferite del cuore. Sembrano ingenui ma non è così. Per molti mesi, mentre qui tutto era fermo, hanno studiato la situazione, hanno fatto tante interviste e ieri si sono presentati con un piano. Un grande piano.
Si chiama “Abruzzo verso il 2030: sulle ali dell’Aquila”, ovvero “come rendere una regione più forte dopo un disastro naturale”. La parola magica è smart city. Ovvero la città intelligente. La terra promessa attorno a cui lavorano in tutto il mondo architetti, ingegneri, ambientalisti per costruire un pianeta migliore.
Un modello chiaro e definito di cosa sia una smart city ancora non esiste, ma l’Unione Europea ha stanziato svariati miliardi di euro per spingere almeno trenta città europee a diventare smart entro il 2020: tra le città italiane Genova ha appena vinto la gara con Torino aggiudicandosi i primi tre lotti. Ma è solo l’inizio. Il ministro Profumo ha messo sul tavolo altri 200 milioni per chi volesse realizzare progetti “smart” in alcune regioni del Centro sud. Intanto il progetto dell’Expo 2015 ha abbandonato la via degli orti urbani e preso con decisione quello della smart city ottenendo così i soldi e la tecnologia di Telecom, Cisco, Accenture, mentre altri nove partner sono in arrivo per un totale di 400 milioni di euro di fondi privati da investire in un quartiere di Milano.
Cosa vuol dire “smart”? Vuol dire meno traffico, meno inquinamento, energia pulita, niente file e tante altre bellissime cose. Il presupposto è dare Internet a tutti, persone ma anche oggetti: lo scenario sono migliaia di sensori che mandano dati in tempo reale a supercomputer che li analizzano trovando soluzioni per farci vivere meglio in città sempre più affollate. Ma non basta Internet a rendere una città intelligente. Contano anche i materiali (più legno meno cemento, per esempio). E i comportamenti delle persone: con azioni stupide è impossibile avere una città intelligente. Insomma come ha spiegato qualche giorno fa il direttore del centro Nexa, il professor Juan Carlos De Martin, “una città digitale non è necessariamente smart, mentre una città smart è necessariamente digitale”.
Ma torniamo al piano. Oggi i professoroni guidati dagli olandesi della università di Groningen lo presentano in pompa magna nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso, uno dei gioielli della ricerca italiana. Uno dei pochi simboli felici della regione. Non sarà un momento banale: nel corso della giornata è atteso anche il presidente del Consiglio Mario Monti che secondo molti verrà a mettere il sigillo del governo sul progetto “L’Aquila Smart City” dopo che anche Expo2015 ha detto di voler mettere a disposizione le proprie soluzioni tecnologiche per la ricostruzione. Vedremo se sarà così.
Ieri pomeriggio intanto il piano è stato anticipato agli aquilani. Si chiama strategia di “condivisione e partecipazione”. O anche “ricostruzione dal basso”. Serve a creare consenso, ma anche a fare piani migliori. L’appuntamento era alle tre del pomeriggio nel ridotto del teatro comunale, proprio nel centro storico sventrato, tra macerie e transenne che sembrano eterne, come fossero monumenti alla nostra incapacità di ripartire. La sala era strapiena, gonfia di umori cattivi e con qualche speranza che affiorava negli applausi convinti dopo i discorsi dei professori Ocse, così belli e astratti a volte.
In ventesima fila, come un cittadino qualunque, c’era Fabrizio Barca, che non è solo il ministro che ha avuto dal premier Monti la delega ad occuparsi della ricostruzione. È anche l’artefice del piano l’Aquila Smart City. La storia è questa. L’idea di una ricostruzione intelligente non è venuta ai signori dell’Ocse, ma ai giovani architetti aquilani. Meno di un mese dopo il sisma si sono costituiti in una associazione che hanno chiamato “Collettivo 99″, dove collettivo non ha il senso di una collocazione politica, ma solo di un lavoro comune, tengono a precisare; mentre 99 è il numero che rappresenta la storia dell’Aquila, i castelli della fondazione, le piazze, le fontane. Insomma i giovani architetti aquilani, mentre il governo Berlusconi e la Protezione Civile di Bertolaso allestiscono in fretta case provvisorie e danno il via alla solita ricostruzione all’italiana, scrivono documenti su documenti per dire che il dramma del terremoto può essere una opportunità, perché con le nuove tecnologie si può ricostruire una città migliore, con spazi comuni diversi, verde ed energia al centro di tutto. Una smart city. Naturalmente non li ascolta nessuno.
Ma in qualche modo riescono a far sì che una parte degli otto milioni di euro raccolti da sindacati e Confindustria, in un fondo di solidarietà, vengano usati per uno studio strategico. Così arrivano al ministero dello Sviluppo Economico e lì intercettano Barca, che allora era un alto dirigente con eccellenti contatti all’Ocse. Il piano parte così. Per questo alla fine non è tanto diverso dalle cose che scrivevano gli architetti aquilani. In più dice tre cose. Indire una gara internazionale per la ricostruzione. Candidare l’Aquila a capitale europea della cultura del 2019. Diventare un laboratorio mondiale di innovazione.
Poi si sono alzati i cittadini aquilani. Con il dolore impresso sul viso e nella voce la rabbia per essere stati ignorati finora. Hanno detto che L’Aquila intelligente è una cosa bella, certo, ma prima di tutto vogliono tornare a dormire in una casa. Prima di tutto.

4 Comments »

  • Camilla Inverardi said:

    Carissimi,
    mi piacerebbe che fossero citati, in assoluta serenità e chiarezza, anche gli sforzi di tutti gli altri professionisti, forse meno giovani, che all’indomani del terremoto ed in numerose interviste televisive, ben prima della costituzione del collettivo 99, hanno contribuito a focalizzare sull’idea di L’Aquila smart city. Sapete, inoltre, che alcuni si sono spesi per PRODURRE un progetto che, al di là del sogno, potesse rientrare in quell’ottica. Terrae Mutatae, insieme a partners di tutto rispetto , ha proposto e realizzato “an idea for L’Aquila”, unico progetto su L’Aquila portato a Shangay all’EXPO del 2010 (tema dell’EXPO “better city better life”), a conferma di quanto sognato è stato invitato ad ECOMONDO nel Novembre 2010 ed a partecipato al 1° congresso mondiale sulle smarts cities a Barcellona nel Novembre 2011,solo grazie alla nostra personale caparbietà ed impegno economico.
    Forse il sogno era nella giusta direzione ed oggi è ancora attuale e….. se si volesse….. percorribile in almeno alcune delle sue parti se non in tutte!!
    ALL’AQUILA SMART CITY CREDIAMO TUTTI E FORSE DOVREMMO IMPARARE A CONVERGERE SENZA PROTAGONISMI!!!!!

  • Marco Morante said:

    Carissima Camilla,
    spiace leggere una tale interpretazione della notizia in cui emerge la lettura del giornalista (che conosce il nostro progetto da circa un anno) alla luce di contatti che intercorrono tra OCSE e Collettivo fin dal 2009 come ben sai. La notizia, insomma, non nasce da una indicazione del Collettivo.
    Del resto a parti invertite non ci siamo mai sognati di precisare che certe cose noi le avevamo già dette e che fosse necessario precisare.
    Le nostre idee circolano liberamente da 3 anni (spesso senza citazioni), basta vedere solo come piccolo esempio la cartolina riportata qui sopra utilizzata da ilcapoluogo.it per ogni notizia sulla ricostruzione.
    Noi ne siamo contenti, a prescndere dai credits.
    Allo stesso tempo, però, non ci nascondiamo se una volta tanto c’è qualcuno che ascolta e qualche altro che rileva questo ascolto, pur conoscendo quanto anche altri hanno fatto in questo nostro percorso comune.
    Quello che abbiamo fatto, facciamo e faremo è teso a migliorare il futuro di tutti, come sono certo fate voi.
    Ad ogni modo ben venga il tuo commento, per la precisione.
    Forse avrei evitato l’ultima frase urlata, ma tant’è.

    Un abbraccio convergente, Marco.

    p.s. dimmi peraltro se hai smarrito il mio numero di cell ed il mio indirizzo email, in tal caso mi premurerò di re-inviarteli.

  • Marco Morante said:

    Aggiungo, per la precisione, che Collettivo99 è attivo dal 25 aprile 2009 e che le visioni condensate in immagini come quella riportata ad illustrazione di questo post furono presentate il 24 maggio 2009 a Roseto nell’ambito di un incontro pubblico su L’Aquila. Ciò è documentato proprio nell’archivio di questo sito come in dossier depositati presso gli organi deputati a gestire la ricostruzione.

    Aggiungo inoltre che alcuni dei membri di Collettivo99 avevano già avviato proposte in tal senso ben prima del sisma in occasione dei Focus del Piano Strategico, anno 2008.

    Mi fermo qua… perché credo che questa necessità di precisare sia davvero spiacevole.
    Ciò non toglie che chi volesse proseguire nella polemica possa farlo proprio qui di seguito, nello spirito che da sempre ci ha animato.

  • Camilla Inverardi said:

    Carissimo Marco,
    mi dispiace che abbiate inteso l’ultima frase come rivolta solo a Voi ma…..scusami, era anche nei nostri confronti in quanto ho citato le sedi nelle quali il nostro lavoro è stato presentato e/o invitato.
    Penso, e questo lo sai, che dovremmo fare rete rispetto a tutto quello che viene veicolato dalla stampa perchè almeno noi progettisti, che siamo direttamente interessati nella ricostruzione e che ci riconosciamo in un percorso comune, dovremmo avere la forza di condividere gli obbiettivi.
    Ritengo doverosa questa mia precisazione e spero che qui finisca ogni polemica, buon lavoro a tutti!!!!!!!
    Camilla

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