Niente di nuovo sotto la terra

di Massimiliano Laurenzi (massimiliano.laurenzi [at] tin.it), foto di Antonio Di Cecco
Vorrei inaugurare questo taccuino invitando tutti i lettori a non scoprire l’America.
Mi spiego.
Il 12 ottobre del 1492, un tale di nome Cristoforo Colombo, o Cristobal Colon, piglia in prestito tre barchette e va a fare una gita fuoribordo.
Molto fuoribordo.
Dopo una quarantina di giorni (o cinquanta… comunque ci siamo capiti), arriva in un’isoletta paradisiaca, prossima al Golfo del Messico. Ma il danno è già fatto: scopre l’America.
Ora noi stiamo qui tutti a celebrare questo impavido navigante, tranne quei milioni di autoctoni sterminati a varie riprese e in varie epoche. Eppure, ogni tanto, alle nostre orecchie arrivano storie strane. Pare che prima del buon vecchio e dei suoi pedalò troppo cresciuti siano stati i Vichinghi ad arrivare in zona, tipo nel Quebec. Oppure altri, ancora più arditi, insinuano che i Templari (guarda caso!) siano stati visti in zona (America, ovviamente). E perché non i Fenici? Sembra che anche loro un giretto turistico nel Nuovo Continente lo abbiano fatto.
Eppure Cristoforo Colombo ha scoperto l’America.
Ora, perché tutto questo preambolo?
Il terremoto non ha colpito L’Aquila solo nel 2009. L’Aquila, lo dico perché forse non tutti ne sono a conoscenza, sorge su una delle zone maggiore densità sismica del nostro paese. Negli ultimi mille anni di terremoti devastanti la nostra città ne ha subiti un numero decisamente rilevante. Eppure sento dire, scrivere, ribadire, dichiarare (anche in conferenze stampa…) che ORA bisognerà ricostruire secondo criteri antisismici, usando tutte le ultime tecnologie, prendendo esempio dai giapponesi.
A questo punto, però, a qualcuno potrebbe “pungere vaghezza” di domandare alcune cose: non esisteva già una normativa antisismica? Forse sarà stata obsoleta, certo, e sarà stata approssimativa, ovvio, ma comunque mi pare esista, o no?
Quando mio padre si è trovato nell’esigenza di dover realizzare per la sua attività commerciale una canna fumaria in pieno centro storico (di L’Aquila, non di Tokio), il tecnico in questione (un perito meccanico, non un ingegnere civile o fisico nucleare) gli disse queste testuali parole (ero presente anche io):
LE COSTERÀ UN PO’ DI PIÙ, PERCHÈ QUI C’È LA NORMATIVA PER LE ZONE SISMICHE, E DOBBIAMO INCAMICIARE TUTTO IL CONDOTTO IN CEMENTO CON TUBI MODULARI IN ACCIAIO
Questa frase è stata pronunciata nel luglio del 1998. Questa frase lascia supporre che già da allora, per quanto incompleta, esistesse almeno su un rotolo di carta igienica una regola. Questa frase indica che le cose possono essere fatte anche bene, visto che la canna fumaria in questione non ha subito danni.
Perciò non è il caso di scoprire l’America: siamo in zona sismica da sempre, i terremoti a L’Aquila ci sono da sempre, e da quando c’è uno Stato Moderno ci sono leggi che regolano l’edilizia antisismica.
Se poi qualcuno lo ignora, se ne dimentica, o più semplicemente pensa di stare al supermercato della costruzione e vuol fare tre piani (fatti male) al prezzo di due (fatti bene), abbiamo questi risultati.
Un’altra aggiunta a quanto detto, più che altro di principio.
La lingua correntemente in uso in tutta la nazione (altrimenti definita “lingua di stato”) è l’italiano. L’italiano ha una caratteristica molto peculiare: ha un numero impressionante di sostantivi. Se qualcuno si vuole divertire può prendere, tanto per restare in tema, il termine – casa -.
Casa: abitazione, villa, villetta, villino, bifamiliare, appartamento, attico, casolare, casale, loft, mansarda… insomma, ci siamo capiti. Qualcuno ben più dotto di me potrebbe obiettare: “giovanotto, guarda che ogni parola che tu consideri sinonimo, in realtà indica una tipologia abitativa specifica”. Io sono pienamente convinto di questo, così completo ed aggiorno la definizione di italiano da – ha un numero impressionante di sostantivi – a – è una lingua che possiede termini per definire quasi tutte le cose che ci circondano, e verbi per descrivere pressoché la totalità di ogni azione -.
Se qualcuno ha qualcosa da obiettare può farlo adesso.
…
Bene, allora procedo oltre.
Ora se io incontro per strada Pinco Pallino e chiedo a Pinco Pallino come sta il Tal dei Tali edificio perché Pinco Pallino mi risponde sempre: è crollato?
Io credo che un edificio può essere “lesionato”, “danneggiato”, “parzialmente caduto”, “pericolante”, ma solo se COMPLETAMENTE A TERRA l’edificio può essere definito crollato, o sbaglio?
Ed invece l’unico termine che sento è: CROLLATO.
Ho parlato con persone, ovviamente non aquilani, che mi hanno detto: “è uno scandalo che un edificio di così recente costruzione come l’ospedale sia crollato”. Al momento del sisma nell’ospedale erano presenti circa 1500 individui, se l’ospedale fosse realmente crollato non credete che il numero dei caduti sarebbe stato di una certa entità? E come avrebbe fatto il personale della struttura, se tale struttura fosse crollata, a portare le corsie, con tanto di ricoverati, nei piazzali antistanti? E come sarebbe possibile, aggiungo, che alcuni reparti siano già stati riattivati, se l’ospedale fosse crollato?
A definire l’ospedale – crollato – non è stato un passante casuale che mangiava una pizza fritta sul lungomare di Maccarese, ma il fior fiore della carta stampata che, a quanto pare, ha il vocabolario di un alunno di III elementare.
Ed ecco quindi che uno stabile che ha superato, molto male, ma superato, un terremoto devastante, viene abbattuto a colpi di inchiostro.
La penna ferisce più della spada?
No.
La penna abbatte più del sisma.









applausi,qualcuno lo dica quello che in molti pensiamo.
Bene. Il tuo scritto è interessante, che l’Aquila fosse sismica si sapeva, chiunque si sia disturbato a conoscere la storia della sua città doveva saperlo (1325/25, 1452, 1703 – anno più anno meno -) è su tutte le guide Aquilane; Il rapporto del 2006 era noto, a destra e a sinistra, dunque … con chi ce la dobbiamo prendere? Non bisogna mettere la testa sotto la sabbia, le case a l’Aquila venivano vendute a prezzi Assurdi e non erano neanche sicure, dunque?
L’ospedale non avrebbe dovuto farsi nenache un graffio… un’ospedale non può essere inagibile durante un evento catastrofico… altrimenti non serve a nulla. Non credo serva a molto minimizzare le cose o puntualizzare sui termini utilizzati… sicuro non serve a fare in modo che si costruisca meglio in futuro.
bravo massi! incisivo e schietto come sempre
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