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Guerra di Televisione e di Secessione

9 June 2009 1,577 Views 3 Comments


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di Massimiliano Laurenzi (massimiliano.laurenzi [at] tin.it), foto di Luca Lamanna

È comprensibile, dopo il recente evento che ha sconvolto le nostre tranquille vite, che ci siano fraintendimenti. È comprensibile, dopo la paura, il dolore e lo scoramento, che alcune persone abbiano dubbi, cerchino conforto e sicurezza.
È comprensibile la ricerca delle certezze.
Però non cercate queste certezze nella televisione.
Mi spiego.

La scena: riunione di condominio.
La protagonista: signora intorno la cinquantina.
Il fatto: dopo le perizie della Protezione Civile, permaneva il dubbio sulla categoria dello stabile. Le ipotesi erano “A” o “B”.
La richiesta: “scusate cari condomini, statemi a sentire. Per questa cosa conviene fare per alzata di mano: VOGLIAMO LA -A- OPPURE LA -B-?”

È comprensibile la ricerca delle certezze.
Però non cercate queste certezze nella televisione.
Lo so che a “L’Eredità”, dopo “La Scossa” Amadeus fa scegliere una busta (A, B o C), ma nella vita reale non funziona esattamente così. Insomma, non siete voi che decidete la categoria del vostro stabile. Non è che vi alzate la mattina e, mentre fate colazione con latte e Pan di Stelle, stabilite come considerare casa vostra.
E, per favore, lasciate perdere la televisione.
Ci hanno già fatto diventare il Grande Fratello del Disastro, ci hanno anche fatto i complimenti (e ringraziato) per gli ascolti che abbiamo fatto registrare loro. Grossi sponsor per grosse entrate. Hanno avuto spunti per le puntate dei vari Matrix, Porta a Porta, Anno Zero, addirittura di Leonardo, e non so se anche di Superquark. Lo so che Renzo Arbore, nella mitica sigla di Indietro Tutta, cantava “la vita è tutta un quiz”, però noi i nostri quindici minuti di “warholiana” celebrità li abbiamo già avuti, e anche di più.
È comprensibile la ricerca delle certezze.
Però non cercate le certezze nella televisione.
Chiamate un tecnico abilitato, o andate alla Protezione Civile.
È meglio.

Un secondo appunto che lascio sul mio taccuino è dedicato alla richiesta presentata da Sulmona e Valle Peligna di staccarsi dalla provincia aquilana per affiliarsi a Pescara (?).
Premesso che nutro estrema simpatia per tutta la zona, nonché abitanti, visto che ne conosco più d’uno, e li considero persone estremamente intelligenti.
Premesso che ci può essere del legittimo nel volersi spostare come giurisdizione provinciale, e che per quanto mi riguarda possono chiedere l’affiliazione anche a Trento, o a Caltanissetta, o a Rimini, se la cosa li tranquillizza.
Però, vi prego, ditemi che avete motivazioni migliori della ripicca sull’esclusione da un eventuale scudo fiscale e dai benefici del terremoto!
Ma capite almeno l’ossimoro: “benefici del terremoto”?
Sarebbe quanto mai ridicolo richiedere sgravi fiscali, predisposti ad hoc per assistere aziende, negozi, pubblici esercizi che hanno visto azzerare un tessuto socio-economico in 30 secondi, e che non sanno come potranno evolversi i prossimi cicli economici. Io credo che a Sulmona i negozi abbiano continuato a lavorare sin da subito, e le cose siano rimaste più o meno immutate, magari (è certo!) tutto con un po’ di paura.
Beh, a noi c’è toccato un po’ di più di uno spavento.
Vi prego, ditemi che non pensate che le vostre case lesionate non saranno riparate.
Vi prego, ditemi che le motivazioni che vi spingono a questa secessione sono un immobilismo istituzionale snervante, l’assenza di risposte dai politici eletti.
Vi prego, ditemi che vi sentite trascurati dal potere centrale, ai margini delle scelte dei governanti.
Vi prego, ditemi che volete una reale politica turistica, che incentivi ed incrementi le presenze annue.
Vi prego, ditemi che non è tutta un’ennesima, solita, scontata, vile “manovra politica” per raccattare dei voti in una delle tante campagne elettorali che infestano il nostro paese.
Vi prego, ditemi che non vi state lamentando di non avere gli aiuti per un terremoto che non vi ha colpito.
Cercate di immaginare le risate di tutto l’europarlamento se ci presentassimo con la richiesta di creare una zona franca di 5.035 km2, grande più o meno come mezzo Abruzzo.
Migliaia e migliaia di chilometri quadrati di inutile defiscalizzazione.
Vi prego, immaginatele.
Se le immaginate potete sentirlo distintamente il clamore di un riso di tale portata.
Magari se le immaginate, smettete di fare richieste idiote, come se foste bambini che vogliono la carrozzina del fratello senza gambe, solo perché ha dei colori sgargianti.
Magari se le immaginate, no, dico, le risate di tutto l’europarlamento, la zona franca, a chi serve davvero, la concedono.
Perché voi le gambe per camminare le avete.
Voi vivete normalmente, lavorate normalmente.
Potete normalmente evadere le tasse.
A noi non resta neanche quello.

Massimiliano Laurenzi presenterà il suo nuovo libro “TERREMOTO 09” edito da Textus a L’Aquila lunedì 15 Giugno alle ore 18:00 al Parco UNICEF in via Strinella.

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